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giovedì 11 luglio 2019

Archeologia della distopia - contestualizzare Bibbiano

I. NON SI TRATTA DI SOLDI. MA DI CONTROLLO

Non è una questione di soldi. Non lo è mai stata. Qui si tratta di un preciso programma di nichilismo sociale, volto alla destrutturazione della famiglia e, in ultima analisi, del contesto culturale su cui si regge la civiltà europea, di cui la famiglia rappresenta la cellula fondamentale e il luogo della trasmissione dei valori.

Tutto si tiene e tutto si spiega, se analizzato in quest'ottica.

Si comprendono gli orrori di Bibbiano (che pare rappresentare, peraltro, la punta di un ben più ampio ed inquietante iceberg, come ha ricordato di recente Selvaggia Lucarelli), dove psicologi, assistenti sociali e giudici hanno piegato la loro professione e la legge ad un preciso programma ideologico - quello di preferire qualsiasi contesto di crescita, anche il più malato, rispetto alla famiglia di origine dei minori coinvolti - tanto da far scrivere a Di Remigio che "la tendenza a universalizzare l’eccezione [cioè la famiglia patologicamente disfunzionale] può fare delle scienze umane uno strumento di destabilizzazione a disposizione non solo di chi ha interesse alle novità ma anche di chi è attratto dal caos, a volte senza piena intelligenza che la sua realtà effettiva è la violenza sconfinata e impunita sul più debole".
Siamo nelle immediate vicinanze ideologiche del Forteto (le cui vicende sono ben ricordate negli articoli del Covile), il cui "progetto si caratterizza subito per la proposta dell'abolizione della famiglia basata sull'unione stabile tra un uomo e una donna [considerata poco più di una bestia, o di una prostituta], in nome di un'idea totalizzante di comunità improntata sulla pratica omosessuale" (come mezzo di unione e purificazione nel quadro di atti in sé e per sé non generativi). Sono molte le testimonianze di ragazzi affidati alla struttura che ricordano come i responsabili facessero in modo di eliminare qualsiasi contatto tra gentori e figli, cui facevano credere di essere stati abbandonati nel più completo disinteresse. Le stesse coppie affidatarie erano assai spesso composte da estranei privi di legami affettivi fra di loro.

Si comprendono le battaglie di certi medici mediatici, relative ai sempre più stringenti ed asfissianti obblighi vaccinali, i quali - a guardare la questione più da lontano - sembrano concepiti non per incrementare le coperture (come pure si dice), ma proprio - all'opposto - per disgustare e impaurire i genitori previo travolgimento della fiducia nella professione sanitaria, onde avere un'ultriore occasione di repressione.

Dopo due anni, la situazione è ulteriormente peggiorata. L'attacco non è più solo agli indigenti e/o ai dissidenti, bensì - sia pure per passi successivi - nei confronti di tutti e di chiunque, salva l'adesione più o meno convinta a questa distopica inversione valoriale.
D'altronde, quello che non si osa per via legislativa - la Legge Cirinnà insegna - lo si ottiene per via giurisprudenziale.



E poi c'è l'immigrazione. Tanto amata dai globalisti non per amore degli ultimi - come un'omelia sì e l'altra pure tenta di far credere Papa Bergoglio, tutto tronfio per essere riuscito a trasformare la Chiesa in una ONG di frontiera, e nemmeno la migliore - bensì perché rappresenta il miglior grimaldello per l'annacquamento delle radici culturali, ideali, sociali, religiose dei popoli. Il tutto anche grazie alla scuola, che non insegna, ma indottrina, sottraendo de facto qualsiasi diritto educativo alle famiglie, prese - come nella questione degli obblighi vaccinali - nella morsa ferrea della necessità pseudoscientifica.
"Le cricche globaliste che con il consenso del capitalismo avido di lavoro a basso costo sognano di attrarre in Europa milioni di africani e di crearvi una società multietnica hanno potuto contare anche su una collaborazione volenterosa della scienza dell’educazione, che si è impegnata nell’ideare la scuola veramente inclusiva. Anziché istituzione che media tra famiglia e società attraverso l’istruzione, la scuola inclusiva è un asilo infantile in cui, svanita l’istruzione, cioè l’acquisizione di conoscenze e abilità intellettuali, si impartisce un’educazione contro gli stereotipi, ossia un indottrinamento nichilista. Vi si è diffuso quindi il costume di affidare una pluralità di educazioni, all'affettività, all'accoglienza, alla legalità, quella stradale, quella sessuale… a esperti diversi dagli insegnanti, come se l’educazione del fanciullo nella sua pregnanza etica non fosse competenza della famiglia, come se nel campo dell’etica fosse decisivo, e nel caso dell’educazione sessuale esistesse, l’esperto", scrive ancora Di Remigio.
Aggiunge - nella stessa ottica - il Covile: "strappando gli individui dalla loro storia personale (familiare, etnica, sociale, e per forza di cose, aggiungo, anche dall’identità sessuale data alla nascita), non si formano soggetti liberi ma soggetti senza identità, pagine bianche su cui poter scrivere qualsiasi cosa, massimamente manipolabili dalle mode del momento o dai capricci dei falsi profeti" (o dei falsi esperti).
L'acme di questa perversione scolastica è rappresentata dalla c.d. "educazione sessuale" (qui, per chi dovesse prepararsi un canarino ma non ha i limoni in casa, le linee guida OMS), cioè dal tentativo di sessualizzazione precoce dei bambini (ancor più deleteria quando si mescola alle delieranti teorie gender). Non sarà un caso se autori così distanti come De Sade e Huxley indicano nella sessualizzazione di ogni aspetto della vita e nella pornografia un potentissimo mezzo di controllo di massa.

Bibbiano/Forteto-obbligo vaccinale-immigrazione-scuola. Ma anche: femminismo estremista, teoria del gender, unioni omosessuali e relativi problemi in materia di adozione. Minimo comune denominatore: sradicamento dei minori dalle famiglie di origine, reificazione dei corpi (soprattutto quelli dei più piccoli), sostituzione dell'educazione parentale con l'indottrinamento nichilista imposto dallo Stato (o da una parte di Stato).

II. COME SIAMO GIUNTI A QUESTO? ARCHEOLOGIA DELLA DISTOPIA

Come siamo giunti a questo? Tramite secoli di concezioni errate, quando non demoniache, di Dio e dell'uomo (o, se vogliamo, della realtà), concezioni che, pur con qualche semplificazione, possiamo definire gnostiche. Questo fa di Bibbiano - o del Forteto - temi inquietanti da indagare, non qualche amministratore implicato nelle vicende.
Sì, perché - nonostante le continue sconfitte - lo gnosticismo ha continuato a vivere dentro e fuori la Chiesa, grazie al suo carattere proteiforme e sfuggente, mal classificabile, che lega insieme con un unico filo diabolico marcioniti e docetisti, catari e luterani, fino all'eresia collettore di tutte le eresie, il modernismo.
Nello gnosticismo, che è tutt'uno col peccato originale, "si pone la salvezza dell’uomo nelle mani dell’uomo, che si salverebbe conoscendo qualcosa o facendo qualcosa. Il peccato originale è l’archetipo di ogni Gnosticismo. Il progressismo, il positivismo... sono forme di gnosi, come anche la teoria del gender e il trans-umanesimo". In questo quadro, "la materia è male. Anche la creazione e la procreazione umana sono quindi dei mali. La Gnosi... celebra la sessualità sterile e quindi il rapporto omosessuale..." (qui). .
Il modernismo riprende la gnosi nella pretesa dell'uomo di salvarsi da solo, facendosi misura di ogni cosa, anche di Dio: “la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve con lui, con lui per lui... La fede non è [più] l’adesione dell’intelligenza ad una verità rivelata da Dio, ma una esigenza religiosa che si sprigiona dall’oscuro fondo (subcoscienza) dell’anima umana. Le rappresentazioni della realtà divina si riducono a 'simboli', la cui 'formula intellettuale' muta a secondo della 'esperienza interiore' del credente. Le formule del dogma, per i modernisti, non contengono verità assolute: esse sono immagini della verità che devono adattarsi al sentimento religioso... Per san Pio X, 'di fatto l’immanenza dei modernisti vuole e ammette che ogni fenomeno di coscienza nasce dall’uomo in quanto uomo. Dunque di legittima conseguenza deduciamo che Dio e l’uomo sono la stessa cosa: e perciò il panteismo'" (qui).
Questo rovesciamento di prospettiva  non poteva che avere enorme successo, sposandosi perfettamente con l'iperliberismo globalizzatore ed il malthusianesimo in salsa verde che hanno conquistato tutti i principali attori politici: "la denatalità programmata politicamente, l’impegno concorde degli organismi internazionali per la crescita zero o sotto zero; la convergenza dei grandi centri di capitale, delle Corti internazionali di giustizia e dei poteri politici transnazionali nell’imporre l’aborto come diritto, la sterilizzazione, la distruzione degli embrioni umani; la programmazione della sostituzione di interi popoli mediante l’immigrazione; il proposito di superare le religioni confessionali per approdare ad un’unica religione mondiale di tipo sincretistico o genericamente umanistico secondo il progetto massonico; la persecuzione del cristianesimo e specialmente del cattolicesimo stretto nell’angolo tra rivendicazione della propria identità e sottomissione al mondo… sono aspetti macroscopici e planetari della gnosi contemporanea...".
Colpisce in effetti vedere McDonald's o Coca Cola imbastire enormi campagne pubblicitarie pro-GLBT che non sono certamente volte a vendere qualche panino o bottiglia in più: evidentemente, il prodotto che si vuole vendere è proprio l'ideologia gay (che è altra cosa - lo dico per gli imbecilli che fossero arrivati fino a qui nella lettura - dall'omosessualità). Il campanello di allarme ha suonato ancora più forte, quando ho letto della rescissione del contratto fra Nivea e la propria agenzia pubblicitaria (la quale, fino a prova contraria, dovrebbe essere a servizio del cliente).

Il successo del Forteto, o di Bibbiano, o del gender nelle scuole, o del matrimonio omosessuale, è tutto qui: abolizione degli ancestrali legami familiari a favore dell'atomizzazione della società, al fine di rendere gli individui da un lato capitale umano completamente flessibile (anche nello spazio), dall'altro consumatori suggestionabili, cui è possibile vendere qualsiasi prodotto se solo se ne creano i presupposti psichici.
In quest'ottica, la recente esplosione indotta dell'interesse per il calcio femminile andrebbe studiata attentamente, non solo dagli esperti di marketing.

III. II. CONCILIO

Resta dunque da stabilire un ultimo legame. Come ha potuto l'eresia modernista ritrovarsi, dopo in secolo e un paio di scomuniche, vincitore sul campo in una società secolarizzato e sostanzialmente atea come la nostra? Ha potuto, perché - oltre ad allearsi con le esigenze del mondo, come abbiamo visto sopra - è penetrata nei gangli vitali della Chiesa, cambiandola radicalmente dall'interno.
Errore, micidiale del Concilio Vaticano II e, soprattutto, dei commenti ad esso di Paolo VI.
Il 7 dicembre del 1965, Papa Montini giunge a proclamare: "la religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto... Una simpatia immensa verso ogni uomo ha pervaso tutto il Concilio. Dategli merito almeno in questo, voi umanisti moderni, che rifiutate le verità, le quali trascendono la natura delle cose terrestri, e riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo". Cinque righe che mostrano un'intima natura conciliare gnostica, antropocentrica e panteistica: chi legga (non certamente la Lumen Gentium, ma di sicuro) la Gaudium et Spes se ne renderà conto.
In questo humus culturale si sviluppa la deleteria corrente del cattolicesimo progressista, quella che lega Barbiana al Forteto, il Forteto a Padre Balducci (sodale di La Pira e del suo gruppo) e al dott. Meucci (giudice minorile, discepolo di don Milani), Barbiana - mediatamente - e il Forteto - immediatamente - a Bibbiano. Claudio Foti e Federica Anghinolfi sono due delinquenti e così Rodolfo Fiesoli, ma si fanno scudo di teorie, di atteggiamenti mentali, anche di idiosincrasie che hanno la loro origine in quel certo tipo di cattolicesimo progressista in generale e nella eleborazione pedagogica di don Milano in particolare. Rileggere oggi "Lettera a una professoressa", col suo carico di classismo alla rovescia, di strampalate idee sociologiche e pedagogiche per cui i ragazzi del popolo non devono essere istruiti ma solo indottrinati, con le sue recriminazioni, la violenza - non solo verbale - anche gratuita.
"Don Milani si è salvato, e con lui i suoi allievi, grazie alla sua fede ed al suo rigore etico, e gli va riconosciuto oltre quelle che furono le sue idee. Non cosí andò, non tanti anni dopo, agli sfortunati ragazzi del Forteto. Non si tratta di far discendere un caso dall’altro secondo una concatenazione di causa effetto, ma non si possono non sottolineare le contiguità: d’ambiente culturale, di concezioni antifamiliari, di personaggi gravitanti in quelle aree, dei luoghi fisici delle due esperienze, entrambe da Calenzano al Mugello...  La lettera a Giorgio Pecorini [«chi potrà mai amare i ragazzi fino
all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?»] mette però in evidenza che esiste analogia anche fra le personalità di don Lorenzo Milani e Rodolfo Fiesoli: entrambi carismatici, entrambi capi assoluti delle comunità giovanili che avevano fondato e promosso, entrambi estremamente severi verso i loro allievi o assistiti, entrambi scarsamente attenti, quando non ostili, al femminile, entrambi mossi da pulsioni omosessuali ancorché non agite da parte dell’uno e invece sfociate in violenze imperdonabili da parte dell’altro...".

martedì 23 aprile 2019

Globalism worshippers - splendori e miserie delle cortigiane

Questo post si sarebbe potuto intitolare anche "Una giornata particolare". In effetti, nelle ultime 24 ore l'ipocrisia, il moralismo senza morale, la spocchia degli ottimati autoproclamati hanno celebrato il proprio demenziale sabba.
Tutto nasce dalla tragedia degli attentati in Sri Lanka, ma presto la vicenda si trasforma in una farsa di pessimo gusto. Si comincia con la crema dei libdem statunitensi (ivi compresi un Presidente e una quasi Presidente USA) che, come un sol uomo, twittano - all'unisono - le proprie condoglianze per "coloro che sono stati uccisi mentre celebravano la Pasqua" (Easter worshippers).
Ovviamente, la destra americana si scatena. Ma anche in Italia le reazioni non sono migliori: in particolare molti cattolici, quorum ego, si sentono colpiti. Sarebbe una questione minore, un piccolissimo sfregio ai corpi martoriati di morti e feriti negli attentati vigliacchi di Colombo, se non fosse l'involontario innesco di assurdi riflessi pavloviani a catena.
Quando c'è da difendere l'indifendibile, con acrobazie intellettuali talmente improbabili da risultare puerili, in prima fila troviamo sempre l'ineffabile Marattin. Il quale - lancia in resta - non trova di meglio da fare che offendere tutti coloro che non la pensano come lui.
Nessuno mette in dubbio che Marattin conosca l'inglese molto meglio di come conosce le regole di finanza pubblica, come abbiamo avuto modo di costatare (*); tuttavia - come gli accade spesso, anzi quasi sempre - non centra il punto.
La questione non è né linguistica né grammaticale, e d'altronde che Obama o la Clinton sappiano scrivere un tweet in inglese non pare una grande notizia (non a caso, la polemica è nata tutta entro il l'arena politica anglofona). Qui il punto è che Obama, la Clinton e tutta l'intelligencija statunitense hanno volutamente utilizzato una perifrasi per evitare di scrivere la sola parola che avrebbero potuto e dovuto usare: Cristiani.
Certamente, se in un bollettino cattolico io voglio specificamente individuare coloro che partecipano alla Veglia del Sabato Santo, è assai probabile che parli di "fedeli che celebrano la Pasqua", ma se mi riferisco ai credenti entro un contesto generico, utilizzo il termine che - da duemila anni a questa parte - definisce coloro che credono che Gesù è il Figlio di Dio.
E quello che è più grave è che Obama e la Clinton hanno scritto (tutti! e tutti insieme!) "Easter worshippers" anziché "Christians" o "Christian gathered to celebrate Easter Mass" non per rientrare nei 280 caratteri, ma per evitare accuratamente di sottolineare l'ovvio: che ad essere sotto attacco in tutto il mondo è uno specifico gruppo di persone in ragione della sua fede, e questo gruppo è quello dei Cristiani. In particolare, dei Cattolici.
A riprova, mentre siti più scafati (e svergognati) insistono con nonchalance a parlare di errore di traduzione (si sa gli italiani provinciali fascioleghisti non sanno le lingue, al contrario di coloro che - grazie all'Erasmus a Valencia - hanno imparato un inglese perfetto che permette loro di svolgere al meglio il compito di dishwasher a Glasgow), altri - che si distinguono per una certa ingenuità nella loro opera di sedicente debunking - sia pure confusamente mettono in chiaro quale sia la vera posta in gioco. "Non deve essere noi contro loro" (chi siano loro non è dato sapere); più che altro, a dirla tutta, "non deve esser(ci un) noi".
Il nostro Presidente della Repubblica si mette, come di consueto, sull'attenti (cosa che riesce particolarmente bene a coloro che, come Mattarella, si distinguono per schiena diritta).

In quest'ottica si svela la cattiva coscienza di una classe dirigente transnazionale che - uccidendo ogni giorno, metaforicamente, il Cristianesimo- non ha il coraggio di ammettere che i Cristiani sono spesso anche uccisi per davvero. Come potrebbero scrivere il nome di Gesù coloro che permettono l'aborto fino al nono mese, favoriscono l'utero in affitto, combattono giornalmente la famiglia, iniziano a pensare di sdoganare la pedofilia, impoveriscono intere nazioni, erodono diritti in base a malintesi concetti di sostenibilità, seminano morti in mezzo mondo?
I Cristiani muoiono o sono umiliati ovunque, in Nigeria, in Egitto, in Siria, in Iraq, in India, in Cina. Ma nessuno ne parla. Bergoglio neppure se ne accorge.

* * * * *

Fin qui la tragedia. Ora la farsa. Per spiegare che - ancorché rossobruni di merda, alcuni di noi riescono a comprendere una frase nella lingua albionica - il nostro amico iconoclasta Lazar pubblica un breve video. Sono le 10:41.

Nel corso della discussione in coda al video, lui stesso nota di aver utilizzato il verbo "remember" anziché il più appropriato "remind". Sono le 14:15.

Interviene nella diatriba il più funambolico dei debunker (nonché il nostro residente svizzero preferito, venuto meno Marchionne): Paolo Attivissimo. Il quale, un quarto d'ora dopo il tweet di cui sopra, non trova di meglio da fare che sputare contro l'a lui sconosciuto Lazar analoga accusa, infarcendola però di un pietoso errore... di grammatica italiana.

"Sarebbe come dire", caro Paolo. Dai, il condizionale non è difficile come, chessò, il congiuntivo. O la logica formale.
Già farebbe ridere così, ma a questo punto la cosa prende una piega grottesca, quasi surreale. Prima ci pensa uno sconosciuto internauta, che offende il buon Lazar sulla base della sua fotina di Twitter che però, guarda il caso... è quella del vero Lazar' Moiseevič Kaganovič.

Si arriva per suonarle... e si torna suonati.
Poi è lo stesso Attivissimo a fare la figura del disinformatico, quando ringrazia sussiegoso un utente che fa finta di supportarlo... ma non si accorge che il nickname è NPC (se voi non sapete cosa significa, non è un problema, basta leggere qui; se a non saperlo è un sedicente debunker di nuove tecnologie espatriato in un paradiso fiscale... beh qualche problema esiste). Su Twitter, comunque, si scatena la hola.


Una parola che è una sentenza.

* * * * *

Confesso che, giunto alla fine di questo post, mi sento in colpa. Sono morte centinaia di persone innocenti, molte delle quali perché stavano testimoniando la propria fede. Non c'è davvero nulla da ridere. Altro che il tetto di una chiesa.
Spero solo che queste righe non suonino offensive per nessuno e aiutino i tanti maestrini dalla penna rossa, quando si ritroveranno stasera soli nelle loro camerette, non dico a pentirsi, ma quantomeno a vergognarsi un po'.





(*) L'articolo linkato l'ho pubblicato io, ma appare scritto dalla "redazione". Il direttore del Format, infatti, con grande signorilità ha applicato ai miei contributi una sorta di damnatio memoriae dopo che ho deciso di abbandonare il giornale. Così va il mondo; ma in un post che tratta di miserie intellettuali mi sembrava giusto sottolinearlo.

giovedì 4 aprile 2019

Un caso di coscienza (di Zeno) - imposte di successione e patrimoniali

Lasciate che i morti
seppelliscano i loro morti.
- Lc 9,60


L'articolo di Giacomo Gabbuti per Jacobin, che recensisce le proposte per la giustizia sociale del Forum Disuguaglianze e Diversità (disegnini dell'immancabile Makkox) è incontestabilmente un articolo di sinistra: infatti è davvero troppo lungo. Il senso, tuttavia, si può riassumere facilmente. Siccome in Italia la disuguaglianza, nell'ultimi trentennio, è andata via via aumentando, anche a causa dell'arretramento del welfare State, una bella imposta progressiva di successione avrebbe il pregio di prendere due piccioni con una fava: redistribuire la ricchezza e costituire una risorsa aggiuntiva per il finanziamento di scuola e servizio sanitario nazionale.
Immagino che Giacomo Gabbuti riterrebbe quella qui sopra una improvvida semplificazione (il Forum lo sintetizza in 27 pagine qui), ma io - rozzo fascioleghista - me ne do una ragione e tiro dritto. Semmai posso aggiungere come, in mancanza di una riforma delle successioni, a questi filantropi vada bene pure l'ennesima (dopo IMU, TASI, TARI, bollo sui dossier titoli, bollo auto, superbollo per le barche, IVIE, IVAFE...) patrimoniale.

Fortunatamente questa gente non è più votata nemmeno dagli stretti parenti, per cui potremmo archiviare queste proposte nella pattumiera della cronaca (essendo quella della Storia piena di errori e illusioni assai più terribili e dannose), se non fosse che la loro lettura - e ancora di più la lettura dell'ineffabile Gabbuti - permettono di ricostruire un caso interessante di nevrosi, una variante della Sindrome di Stoccolma che potremmo definire la Sindrome di Zeno Cosini.
Questi personaggi sentono la consapevolezza del fallimento, l'inadeguatezza all'esistenza, l'incapacità di adeguarsi alla realtà, la riconoscono e la denunciano attraverso comportamenti solo all'apparenza casuali o non voluti, salvo poi risolvere la situazione consegnandosi - paradossalmente - ai loro stessi aguzzini, di modo da deresponsabilizzarsi.
"Era e rimane certamente lecita la perplessità nel vedere simili proposte lanciate da ex ministri dei governi Monti e Letta [poco sopra era citato anche Piketty, il Monti senza loden]; ma chi scrive crede che non solo il rapporto finale, ma anche la sua presentazione (tre ore e mezza tesissime, senza pause utili ai capannelli, in cui decine di persone si sono alternate a illustrare le proposte) fughino ogni dubbio sulla volontà e capacità di mettersi in gioco dei membri del Forum, e dell’efficacia di questa prima fase del loro lavoro".
Meraviglioso. Giusto per completare il quadro, suggeriamo a Gabbuti di inserire nel proprio personale Pantheon ideale anche la Bundesbank e gli economisti della nota università bolscevica Luiss Guido Carli.
Ma come possono persone intelligenti - perché si tratta di persone intelligenti - non comprendere che l'idea di ridurre le disuguaglianze attraverso la redistribuzione dei patrimoni privati - invece che attraverso vigorose politiche keynesiane di sviluppo della domanda interna che si prefiggano la piena occupazione - è funzionale alla verificazione del "paradigma neoclassico della scarsità" (per dirla, tra gli altri, con Brancaccio)?
Come possono persone intelligenti - perché si tratta di persone intelligenti - non comprendere che un'imposta di successione semi-ablativa (perché sarebbe troppo facile accompagnarla a una riforma del catasto, che renda la soglia del milione di Euro quasi bagatellare) sarebbe il colpo di grazia alla domanda interna nel nostro Paese?, la distruzione dell'ultimo welfare rimasto in Italia, quello dei genitori, degli zii, dei nonni, nei confronti di nipoti privati del futuro?
Come possono persone intelligenti - perché si tratta di persone intelligenti - non comprendere che qualsiasi proposta di imposta patrimoniale, per così dire in vita o in morte, finirebbe (come l'esperienza del Dopoguerra puntualmente insegna) per colpire non i ricchi, ma gli "un po' meno poveri" (o, come si diceva una volta, la piccola borghesia)?

Il problema di queste gente, ultimo frutto avvelenato del mai troppo vituperato Operaismo italiano, è sempre lo stesso: la demonizzazione del lavoro e dell'etica del lavoro, a favore della dittatura del capriccio e dell'edonismo immediato; la confusione fra l'accumulazione capitalistica e la legittima ambizione di ciascuno di uscire dal bisogno e dall'incertezza; un odio mortale nei confronti della media e piccola borghesia da cui provengono (uccisione del padre), cui si accompagna un amore viscerale per le élite transnazionali.
Chi ne ha assaggiato le tartine, di altissima qualità, non può non convenire con questa scelta di campo. Che, però, auspichiamo resti nel ristretto recinto delle ambizioni personali; perché, a livello politico, ha francamente rotto i coglioni.

sabato 30 marzo 2019

Note a margine del Convegno di Verona

Il Convegno delle Famiglie, che si sta svolgendo a Verona, ha riportato alla ribalta una polemica che, sotto traccia, cova già da alcuni anni e che attiene al concetto di "famiglia naturale", o "tradizionale". Invocata soprattutto da credenti cattolici, tocca la cattiva coscienza di quei laici che cercano in ogni modo di rimuovere, o riscrivere, l'art. 29 della Costituzione. Ora, se è indubbio che la Costituzione utilizzi la locuzione al fine di sottolineare che la famiglia, composta dai coniugi padre e madre (indipendentemente dalle ricostruzioni bislacche della Cirinnà) e dai loro figli, è formazione sociale preesistente al suo riconoscimento giuridico, cui pure la Repubblica si impegna, e pertanto non può essere cancellata o stravolta dal legislatore ad libitum, a mio avviso parlare di "famiglia naturale" può essere forviante.

Naturale, in effetti, non significa ferino. Da questo punto di vista, la famiglia composta da padre, madre e figli non ha nulla di naturalein natura, normalmente le femmine (che possono avere solo una cucciolata alla volta) dopo il parto continuano ad accudire i figli, mentre i maschi (il cui scopo è quello di ingravidare il maggior numero di femmine possibile) se ne disinteressano del tutto. In altri termini, salve alcune eccezioni che, come al solito, confermano la regola, in natura esiste la madre, non il padre. Dunque, non esiste la famiglia.
Il padre - con tutto quello che comporta: scelta di una compagna per la vita, convivenza stabile, accudimento ed educazione della prole - è tipico del genere umano, è un'increspatura nel mare della storia, per dirla con l'autore di un bellissimo libro sulla questione. Non si nasce padri, lo si diventa, scegliendo continuamente il ritorno a casa, adottando continuamente il proprio figlio.
La cifra del padre è la nostalgia, immortalata per sempre in due delle più belle terzine di tutta la Divina Commedia: "era già l'ora che volge il disio \ ai navicanti e 'ntenerisce il core \ lo dì c'han detto ai dolci amici addio; \ e che lo novo peregrin d'amore \ punge, se ode squilla di lontano \ che paia il giorno pianger che si more".
Nella famiglia, la madre è giustaamorevole, mentre il padre racchiude in sé un duplice ruolo: deve sì essere giusto, ma anche fortegarantisce la pace familiare (all'interno), tramanda i valori sociali (all'esterno). In questa dinamica familiare si crea quel "principio verticale" capace di costituire un modello per la crescita, da affiancare al "principio orizzontale" (l'uguaglianza di tutti) fondante i moderni Stati di diritto ma incapace però di innescare processi basati sulla responsabilità.
Altrimenti, "l'effetto è quello di retrocedere sempre più verso la dimensione del branco, verso l’irresponsabilità. A essere messa in discussione è la possibilità stessa della civiltà" (qui).
La famiglia va dunque tutelata non in quanto "naturale" (poiché, come detto, è naturale nel senso che preesiste alla legge, ma non lo è laddove si intenda che la stessa è propria dello "stato di natura"), ma in quanto propriamente "umana" (cioè base stessa della civiltà).

Senonché, come ben ha scritto, un paio di anni fa, Diego Fusaro, "se la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa..., la sua distruzione risulta pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle esistenze condotto spietatamente dall'ordine neoliberistico".
Non è vero che il precariato preclude la costruzione della famiglia; è piuttosto vero il reciproco: è l'individuo senza radici, senza identità e senza storia che rappresenta non solo il perfetto lavoratore precario, senza progetti a lungo termine, senza necessità di una sede fissa di lavoro, ma anche come il perfetto consumatore, che utilizza quel poco che guadagna per acquistare beni di consumo, senza preoccuparsi di risparmiare per i propri cari, o di costruire qualcosa.
D'altro canto, il "padre" che non ha più un ruolo sociale, che non sfama la famiglia non è riconosciuto come padre. Di conseguenza, anche la famiglia non si riconosce più come tale. Fusaro, citando Lacan, parla di "evaporazione del padre". Per dirla in altri termini: l'attacco neoliberista al welfare state passa anche dall'attacco a quel particolare tipo di welfare che è rappresentato dalla famiglia, intesa come luogo comunitario in cui vige l'etica della solidarietà.

Ovviamente, la dissoluzione della famiglia (per i motivi di cui sopra) passa anche per la retorica gender, per le stravaganze della c.d. multigenitorialità, per l'azzeramento dei diritti del bambino rispetto al capriccio dei genitori, per la propaganda a favore dell'omosessualità. Temi che si intrecciano anche con il malthusianesimo delle classi dirigenti liberal, che della famiglia tradizionale combattono anche, se non soprattutto, la naturale fecondità. Non a caso uno dei principali temi di scontro a Verona riguarda la legislazione in materia di aborto.
Ecco allora che si palesa il secondo acerrimo nemico della famiglia. Se prima abbiamo parlato dell'interesse economico al consumo e al lavoro precario, ora è il nichilismo che viene in primo piano. La società moderna ha nuovamente mangiato il frutto dell'albero del bene e del male e si è nuovamente sostituita a Dio, rendendo giusto tutto ciò che è possibile.
Ciò comporta la rimozione di qualsiasi norma morale. Nel racconto del Genesi, Adamo ed Eva - il genere umano - sono infatti posti di fronte alla scelta se accettare di dipendere da qualche cosa di più grande rispetto al loro ego nella determinazione del bene e del male oppure no; se costruire l'esistenza e il destino con questo qualche cosa (Dio, per lo scrittore sacro) oppure senza; se, insomma, essere gli arbitri assoluti di se stessi, di quello che fanno e di come lo fanno o se avere dei limiti esterni.
E la rimozione di ogni norma morale comporta il venir meno di qualsiasi limitazione all'agire. Quando Satana tenta Gesù nel deserto, tocca le corde più profonde dell'animo umano: la voglia di possesso ("se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane"), la sete di potere ("ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni") e - infine e soprattutto - il sogno dell'uomo di dominare la natura ("se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano"). Ma se, all'epoca di Gesù questo sogno prendeva sostanza nella magia, esso prende oggi le sembianze di scienza e tecnica.

E qui il discorso parrebbe spostarsi dal piano sociale a quello medico. Dalla polemica sulla famiglia alla polemica sui trattamenti obbligatori, a partire da quelli vaccinali. Senonché, si scopre facilmente che l'attentato alla integrità fisica dei bambini è un modo per rimarcare la preminenza della potestà dello Stato su quella dei genitori.

Il cerchio si chiude. E dà un terribile senso di costrizione.

martedì 12 marzo 2019

Vizi privati, pubbliche virtù, ovvero: il tradimento di una classe politica

Stamattina Fubini scopre, con accenti di forte patetismo, che la Germania, in materia bancaria, fa il proprio interesse nazionale e cita sia il caso della Nordbank (banca regionale pubblica controllata dai due Länder della Bassa Sassonia e della Sassonia Anhalt, travolta dalla crisi del credito marittimo, recentemente ricapitalizzata con denaro pubblico nonostante un'offerta di alcuni fondi privati), sia quello della possibile fusione fra Deutsche Bank e Commerzbank (di cui lo Stato tedesco detiene - dopo il salvataggio ante-BRRD del 2008 - circa il 17%). Mi sfugge però se la sorpresa e l'orrore siano per la nuova consapevolezza che un Paese membro dell'Unione Europea pensi in primo luogo agli affari propri (in buona compagnia di altri 26 nazioni, peraltro, solo l'Italia esclusa), oppure per il fatto che - mentre da noi si discetta (anche in questi giorni) di bail-in - lì si ricapitalizzi con soldi pubblici senza che la Commissione faccia un plissé.

Certo c'è del vero in questa levata di scudi. Da un lato, infatti, troviamo il Tribunale dell'Unione Europea, che nel 2015 ha confermato una decisione della Commissione UE del 2011 secondo cui la ricapitalizzazione di una banca da parte di soci pubblici non è un Aiuto di Stato qualora avvenga a "condizioni di mercato", orientamento peraltro confermato dalla Commissione nel 2017 per una operazione del governo portoghese a favore della Caixa General de Depositos. Dall'altro, posizioni a dir poco eccentriche della DGComp, come quella che ha qualificato come "Aiuti di Stato" gli interventi del FITD in Tercas. Come ben sottolineato da Francesco Ninfole, in questo modo le norme sulla concorrenza - che dovrebbero servire a mettere tutte le imprese europee "sullo stesso piano" - finiscono in realtà per cristallizzare pregressi vantaggi normativi o istituzionali (alto che svalutazione competitiva...).
D'altronde, la schizofrenia - o strabismo a senso unico - delle Autorità Europee quando si parla di banche è evidente: qui sotto una "domandina" in tema di Npl del senatore Bagnai, rimasta ovviamente senza riposta (non essendovene, chiaramente, alcuna). Se non fossi certo della dirittura morale della signora Verstager e della signora Nouy, direi quasi che abbiano smesso gli abiti degli arbitri per scendere in prima persona in campo.

Tuttavia, fatte queste doverose premesse, una considerazione si impone. Fubini, e tutti i pensosi editorialisti suo colleghi, dovrebbero lanciare alti lai alle dirigenze politiche dei nostri partner (?) europei, oppure riconsiderare le politiche scellerate di alcuni santini istituzionali che il suo giornale - e gli altri della stessa risma - hanno contribuire a creare nell'ultimo quarto di secolo?
L'ordinamento comunitario non ha mai imposto né la privatizzazione in senso sostanziale delle banche di diritto pubblico, né la dismissione del controllo di banche private da parte di Enti pubblici. Scrive chiaro e netto la Commissione: "the EU Treaties are neutral on the type of property ownership. The Commission is therefore bound by the law to give equal treatment to publicly and privately owned banks. If a privately owned bank wanted to strengthen its capital position, it of course has the option to seek further investment from its private shareholders. Similarly, a publicly owned bank can seek investment from its shareholder, the State. Forcing a state-owned bank to first raise money from the market would mean (at least partial) privatisation and would not ensure equal treatment of public and private ownership" ["i Trattati UE sono neutrali rispetto al tipo di proprietà. La Commissione è pertanto vincolata dalla legge a garantire parità di trattamento alle banche di proprietà pubblica e privata. Se una banca di proprietà privata voleva rafforzare la sua posizione patrimoniale, naturalmente ha la possibilità di cercare ulteriori investimenti dai suoi azionisti privati. Allo stesso modo, una banca di proprietà pubblica può chiedere un investimento al suo azionista, lo Stato. Costringere una banca di proprietà statale a raccogliere prima soldi dal mercato significherebbe (almeno parziale) la privatizzazione e non garantirebbe la parità di trattamento tra proprietà pubblica e privata"].
La decisione di privatizzare in senso sostanziale le banche italiane (in contrasto con l'art. 47, c. 1, Cost., ai sensi del quale "la Repubblica... disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito") è tota nostra e si inquadra in quel più ampio contesto di arretramento dell'azione dello Stato in economia che, iniziato in sordina negli anni Ottanta, ha poi dispiegato appieno i suoi effetti nel decennio successivo dopo lo tsunami di Tangentopoli.
Prima la Legge Amato (1990) che si limitava a richiedere la trasformazione in società per azioni degli enti creditizi pubblici, anche attraverso conferimento dell'azienda bancaria (nascevano i c.d. "Enti conferenti", ex banche pubbliche rese holding proprietarie del 100% delle nuove aziende bancarie s.p.a.); poi la L. n. 474 del 1994, che prevedeva che il Tesoro determinasse "criteri e procedure per la dismissione delle partecipazioni degli Enti Conferenti"; quindi la c.d. "Direttiva Dini" (atto abnorme che, in buona sostanza, imponeva la perdita di controllo pubblico "entro 5 anni" per tutte le banche: decisione epocale, su cui il Parlamento non ha avuto alcuna voce in capitolo); infine la “Legge Ciampi” (1999), grazie alla quale gli "Enti conferenti" sono divenuti "fondazioni bancarie", enti di diritto privato con piena autonomia statutaria e gestionale, sancita in modo definitivo dalla Corte Costituzionale nel 2003, con 2 sentenze gemelle firmate Gustavo Zagrebelsky.
Governo Andreotti, governo Berlusconi, governo D'Alema, Corte Costituzionale; Andreatta, Amato, Ciampi, Prodi, Zagrebelsky. Tanto per dire che il Nazareno è un modo di essere, non un patto di governo.
Questi decisioni scellerate, tra l'altro, non solo hanno messo in una posizione di subalternità i nostri Istituti rispetto a quelli di altri Paesi, in cui molte banche sono (o sono tornate, dopo il 2008) in mano pubblica, ma dispiegano ulteriori effetti altrettanto deleteri: paradossalmente, amplificano il potere della (cattiva) politica sul credito; unitamente al nuovo Tub (questo sì, redatto sotto dettatura comunitaria), espongono le banche italiane alla concorrenza di colossi esteri, senza preoccuparsi delle specificità del nostro sistema creditizio (anche l'acquisto di Antonveneta da parte di Mps è la risposta, sbagliata, a un problema concreto, e cioè la contendibilità della banca toscana indotta dal mutato quadro normativo).
Nel frattempo, o applausi scroscianti o al massimo complici silenzi da parte di chi avrebbe dovuto schierarsi a fianco dei risparmiatori, Banca d'Italia in primis. Che solo ultimamente cerca di rifarsi una certa verginità con dichiarazioni imbarazzanti, tanto appaiono ingenue e tardive. L'ultimo capolavoro è di stamattina.
Io, impregnato di cultura cattolica, sono particolarmente incline al perdono. Ma si sa che la cosa funziona se, oltre alla contritio cordis, vi è anche la satisfactio operis:
Là ne venimmo; e lo scaglion primaio
bianco marmo era sì pulito e terso,
ch’io mi specchiai in esso qual io paio.
Era il secondo tinto più che perso,
d’una petrina ruvida e arsiccia,
crepata per lo lungo e per traverso.
Lo terzo, che di sopra s’ammassiccia,
porfido mi parea, sì fiammeggiante,
come sangue che fuor di vena spiccia.
Vedremo. Certe prese di posizioni antigovernative a prescindere non paiono particolarmente incoraggianti.

lunedì 21 gennaio 2019

Gli Inutili Intelligenti

C'erano una volta gli Utili Idioti. Che l'espressione sia stata coniata da Lenin, o Stalin, o - più probabilmente - negli Stati Uniti, la sua icastica semplicità l'ha resa un punto fermo di qualsiasi polemica politica. Ultimamente, però, gli Utili Idioti sono passati di moda; forse a causa della crisi dei partiti di massa, o forse per la disintermediazione imposta dai social, o ancora per un certo clima post-ideologico che è la cifra di questa sedicente modernità,. O magari per colpa del buco dell'ozono, chissà.
Ora una nuova falange di volenterosi si affaccia sulla scena politica: gli Inutili Intelligenti (II per gli amici). Dove la parola "intelligente" sta essenzialmente per "fuuuurbo".
Chi sono costoro? Se gli Utili Idioti - anche noti come "compagni di strada" (per gli amici) o "fiancheggiatori" (per i nemici) - sono naturali avversari di un partito o un movimento che, talvolta per ottusità, altre volte per idealismo o più prosaicamente per denaro, ne sostengono ugualmente le fortune, al contrario gli Inutili Intelligenti sono coloro che - talvolta per ambizione personale, spesso per un'ipertrofia patologica dell'ego - si ingegnano a mettere i bastoni fra le ruote a chi, bene o male, si sta impegnando per i loro interessi.
Brutta bestia, l'ambizione. Anche perché è sempre incinta (come la madre degli II) di un cucciolo ancora peggiore: la critica distruttiva. D'altronde, diceva un filosofo americano (o il bigliettino dei Baci Perugina, non ricordo), fare a pezzi è il lavoro di chi non sa costruire. Ecco allora stormi interi di benintenzionati che non riescono neppure a raccogliere le firme in provincia di Chieti discettare a social unificati non solo su come si fondi e gestisca un partito, ma anche su chi ne possa o debba far parte, e su quali siano le uniche alleanze accettabili (ove ve ne siano). Il tutto, partendo da analisi del reale già vecchie nell'Ottocento, o già sconfitte più volte, e senza appello, dalla Storia (il più delle volte sotto forma di bombe a grappolo in centri cittadini).
Hanno capito ogni cosa, loro. Da prima degli altri, loro. Molto meglio degli altri, loro. E giù link a filmati più lunghi della Corazzata Potëmkin (versione fantozziana).

Comunque, gli II di questo tipo (gli II di tipo 1, diciamo) sono strani, un po' pesanti, umorali più di un'attrice sotto metanfetamina, ma tutto sommato non particolarmente fastidiosi e del tutto innocui. Non fastidiosi, perché hanno la buona creanza, dopo non più di un paio di interazioni su Twitter, o su Facebook, di andare nel panico bloccandoti senza appello; innocui, perché hanno programmi talmente dogmatici e rituali talmente esoterici, da risultare più simili a sette, che a partiti. E una setta di massa non si è mai vista (a parte i Neocatecumenali, ma lasciamo perdere).
Gli II di tipo 2, gli egolatri, invece... 
Certamente ciascuno di noi è un insieme unico di aspirazioni, idee, pregiudizi, interessi, per cui non vi sarà persona i cui comportamenti, o le cui parole, ci andranno del tutto a genio. Spesso, anzi, neppure noi stessi ci andiamo a genio, non del tutto almeno (anche se ci perdoniamo molto più volentieri). La situazione si fa ancora più complicata, considerando che ciò che ciascuno di noi interpreta quello che fanno e dicono gli altri secondo il proprio io, in un caleidoscopio di congetture quasi pirandelliano.
Non si può piacere, o dispiacere, a tutti. Altrimenti non ci sarebbe neppure bisogno della democrazia. Il problema si crea quando qualcuno attacca chi, in fondo, la pensa come lui e - soprattutto - cerca di difenderne gli interessi, soltanto per riaffermare il proprio io. Per dire: sono più bravo. E, così facendo, cade in trappoloni che neppure un bambino.
Ecco allora che basta che un ex attore semiprofessionista inventi una specie di lista dal nome tautologico, "siamo europei", per vedere tutto un florilegio via Twitter di prese di posizione fermissime. "Io non sono europeo!", e giù analisi storiche, geografiche, cultural-religione, antropologiche, cosmologico-sapienziali. Bravi, sapete un sacco di cose. Ma non capite la cosa principale: che individuare un (gruppo) antagonista serve proprio a cementare il proprio gruppo, che ora più che mai appare sfilacciato, in difficoltà, senza una bussola. Invece di stare sempre su internet, leggetevi almeno Il Signore delle mosche!

E questo giochino, ben noto a tutti coloro che hanno fatto almeno la prima elementare, riesce tanto meglio ove ci sia chi- proprio come gli II di tipo 2 - per gusto di differenziazione si arrocca su posizioni fragili, quando non francamente insostenibili. Quando invece basterebbe dire la verità e tutto finirebbe immediatamente.

Mistero su come si possa non capire che si tratta della stessa tecnica che ha portato alla grande frattura sull'obbligo vaccinale. Anche in quel caso - nonostante gli appelli di alcuni e addirittura i saggi di altri - invece di sottolineare con fermezza il tentativo di inquinare il piano politico con qualcosa di differente ed assolutamente inconferente (nel caso sopra, il piano sociologico e culturale; qui, quello chimico-epidemiologico) col duplice fine di elidere la discrezionalità (che è l'essenza stessa della politica) a favore di una oggettiva tecnicalità del tutto mitologica, e di permettere allo Stato di appropriarsi dei corpi dei proprio cittadini (a partire da quelli dei più indifesi), si è preferito - da parte di alcuni - buttarla in caciara, con analisi sbagliate, terrorismi inutili, antiscientismi che sono l'immagine uguale e contraria del vetero-positivismo burionoide.
Gli II di tipo 2, peraltro, hanno anche una pericolosa mutazione genetica. Sono quelli affetti da sindrome del bagno occupato, per cui anche quel che il governo fa di buono non conta, perché non è fatto abbastanza in fretta. Non siamo ancora usciti dall'Euro! Non abbiamo ancora spezzato le reni a Macron! Non abbiamo neppure soggiogato la Kamčatka!
Poi magari, a volte, sobriamente, qualcuno un po' si incazza.

Gli Utili Idioti - ancorché idioti - erano, appunto, utili.
Gli Inutili Intelligenti, invece, sono, appunto, una terribile zavorra.


Ah, poi ci sono quelli che cercano piccole ripicche per questioni personali.
Su di essi cali il silenzio.

martedì 8 gennaio 2019

Su Carige il PD, more solito, confonde la merda con la cioccolata

Ieri sera, con un breve decreto legge, il governo ha messo in sicurezza Banca Carige, recentemente posta in amministrazione straordinaria dalla Banca Centrale Europea. La banca potrà così accedere alla garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione e - nel caso, remoto, in cui ve ne fosse necessità - ad una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale tipo quella di Mps.
Appresa la notizia, il sodalizio comico Renzi & Marattin hanno subito fatto fuoco e fiamme: Di Maio e Salvini si comportano come il PD, dovrebbero vergognarsi!

Consentiamo volentieri che comportarsi come il PD sia sempre motivo di vergogna, ma - nella fattispecie - il dinamico duo non ha colto propriamente nel segno. Per essere più precisi: ha confuso la merda con la cioccolata.


Punto primo.
La Direttiva BRRD, quella cioè che ha introdotto le regole sul bail-in, è stata approvata quando al governo c'era il PD, nella fattispecie Enrico Letta (che la rivendicava come un successo). Prendersela ora con chi la deve applicare, cercando di sminarne le parti più pericolose, farebbe sorridere, se non fosse un atto di clamorosa disonestà intellettuale. D'altronde, anche il primo Matteo Renzi apprezzava l'innovazione, se è vero - come è vero - che anziché far intervenire il Fondo Interbancario per salvare quattro piccole banche del centro Italia preferì emanare un Decreto ad hoc e procedere al primo burden sharing della storia repubblicana (la spiegazione di Banca d'Italia, secondo cui furono gli Istituti a non "trovare la provvista necessaria", appartiene al regno del fantasy).
Lo stesso dicasi dell'altro successo dei governi PD, l'Unione bancaria, che tanto piaceva all'allora Ministro Saccomanni.

A questo proposito è bene ricordare che "Unione bancaria" significa due cose, la prima delle quali è "vigilanza unica demandata alla Bce", la quale, come ben sottolinea Giuseppe Liturri in questo articolo, una volta "subentrata agli organismi nazionali nella supervisione di oltre cento istituti significativi" ha immediatamente imposto l'eliminazione, a tappe forzare e "a qualsiasi costo, degli Npl [cioè delle sofferenze, N.d.R.] dai bilanci bancari". Sebbene Bankitalia avesse "più volte evidenziato i danni prodotti ai bilanci bancari da tali dismissioni a tappe forzate e le sue perplessità sulla effettiva necessità di ridurre così in fretta gli Npl", non c'è stato nulla da fare: "la Signora Nouy è stata irremovibile: vendere tutto ed in fretta", anche in un Paese, come l'Italia, "investito dalla recessione più grave dal dopoguerra".
Nell'articolo di Liturri, per amor di chiarezza, si evidenzia anche chi abbia guadagnato da questa scelta, ma penso che sia chiaro già così. Semmai, può essere utile ricordare la riforma delle Banche di credito cooperativo voluta da Renzi, che consegna anche queste piccole realtà, mani e piedi, alla Vigilanza di Francoforte, e la controriforma della Lega che ha quanto meno ridotto, per quanto possibile, quest'ulteriore pericolo. Dunque il PD è colpevole anche per la situazione di Carige perché - da Monti a Gentiloni - ha concorso a scrivere (o quanto meno ha avallato) le regole che hanno portato a tutti i disastri bancari italiani: stretta fiscale (soprattutto sotto Monti) à crisi dell'immobiliare e aumento dei fallimenti à incremento esponenziale di incagli e sofferenze à nuove regole per la "pulizia" dei bilanci della Bce à ammanchi di capitale regolamentare à crisi (con annessa fuga dei correntisti) à intervento statale (burden sharing o bail-in).

Punto secondo.
Quando Renzi e Marattin, e dietro di loro le migliori menti del PD renziano (immediatamente riprese dal Sole24Ore, che come al solito si distingue per terzietà nel panorama dell'informazione), strepitano che il decreto del governo giallo-verde è uguale a quello di Gentiloni, dicono - come spesso accade, d'altronde - una cosa non del tutto vera (cioè: falsa).

Quanto meno allo stato attuale, nel caso di Carige il Ministero del Tesoro non versa un euro, ma si limita ad una garanzia per permettere alla banca di ritrovare liquidità, messa a dura prova dall'uscita di correntisti impauriti proprio dalle regole approvate, nel passato, dal PD, prima in Europa e poi in Italia.
burden sharing di Banca Etruria (Boschi bank) e delle Venete hanno bruciato i risparmi dei soci e degli obbligazionisti subordinati (mietendo anche vittime, in senso proprio, non figurato). Qui nessun obbligazionista subirà perdite, perché i subordinati sono in mano al Fondo Interbancario e - al contrario di quanto scrivono, per piacere di terrorismo (non si sa se antigovernativo o a fini di clickbait), giornaloni e siti "specializzati" - certamente non saranno intaccate le obbligazioni senior (o, al massimo, saranno oggetto di integrale rimborso secondo lo schema usato per l'upper Tier 2 di Mps in mano alla clientela retail).
Tre delle "quattro banche" sono state regalate, una volta ripulite, a UBI, mentre Intesa, per prendersi la parte sana di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, ha addirittura ricevuto una dote di qualche miliardo di Euro (qualche miliardo di Euro) di soldi pubblici e ampia manleva per eventuali cause intentate da creditori ed azionisti delle banche liquidate. Ricordiamo tutti la figura di palta del più volte citato Marattin, poi sbugiardato dall'Istituto europeo di statistica, che tentava di dimostrare che quei soldi non fossero "debito pubblico".

Al contrario, è presumibile che Carige non debba essere oggetto di ricapitalizzazione precauzionale (e, se lo fosse, sarebbe di nuovo per l'urgenza di cedere - prima di essere messa sul mercato - una somma importante di Npl a SGA). In questo caso, Di Maio è stato molto chiaro, nessun regalo ai banchieri che socializzano le perdite e privatizzano i profitti: la banca si nazionalizza.
Come Mps, direte voi.
Sì, come Mps. Che, tuttavia, resta certamente la peggior macchia sul curriculum di Padoan (sul curriculum di Renzi stendiamo pietoso velo). L'analisi della crisi (probabilmente irreversibile) in cui tuttora si dibatte il Monte dei Paschi non può prescindere dalla clamorosa inerzia del governo PD, durata addirittura un anno!, una volta che era divenuto chiaro a tutti cosa stava accadendo.
Mentre qualunque quisque de populo si accorgeva che l'aumento di capitale necessario alla banca non sarebbe andato in porto...


... e Renzi si dava alla manipolazione del mercato parlando di "banca risanata" e di "ottimo affare"...

...Padoan stava a guardare una fuoriuscita di liquidità calcolata dalla stessa Mps in circa 20 miliardi di euro in un anno. Un colpo da KO. Una storia italiana dal 1472, di cui gli ultimi dieci di immane sofferenza, giunge al termine.

Quando parlano i piddini, a vergognarsi, ormai, è solo la verità.