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martedì 8 gennaio 2019

Su Carige il PD, more solito, confonde la merda con la cioccolata

Ieri sera, con un breve decreto legge, il governo ha messo in sicurezza Banca Carige, recentemente posta in amministrazione straordinaria dalla Banca Centrale Europea. La banca potrà così accedere alla garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione e - nel caso, remoto, in cui ve ne fosse necessità - ad una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale tipo quella di Mps.
Appresa la notizia, il sodalizio comico Renzi & Marattin hanno subito fatto fuoco e fiamme: Di Maio e Salvini si comportano come il PD, dovrebbero vergognarsi!

Consentiamo volentieri che comportarsi come il PD sia sempre motivo di vergogna, ma - nella fattispecie - il dinamico duo non ha colto propriamente nel segno. Per essere più precisi: ha confuso la merda con la cioccolata.


Punto primo.
La Direttiva BRRD, quella cioè che ha introdotto le regole sul bail-in, è stata approvata quando al governo c'era il PD, nella fattispecie Enrico Letta (che la rivendicava come un successo). Prendersela ora con chi la deve applicare, cercando di sminarne le parti più pericolose, farebbe sorridere, se non fosse un atto di clamorosa disonestà intellettuale. D'altronde, anche il primo Matteo Renzi apprezzava l'innovazione, se è vero - come è vero - che anziché far intervenire il Fondo Interbancario per salvare quattro piccole banche del centro Italia preferì emanare un Decreto ad hoc e procedere al primo burden sharing della storia repubblicana (la spiegazione di Banca d'Italia, secondo cui furono gli Istituti a non "trovare la provvista necessaria", appartiene al regno del fantasy).
Lo stesso dicasi dell'altro successo dei governi PD, l'Unione bancaria, che tanto piaceva all'allora Ministro Saccomanni.

A questo proposito è bene ricordare che "Unione bancaria" significa due cose, la prima delle quali è "vigilanza unica demandata alla Bce", la quale, come ben sottolinea Giuseppe Liturri in questo articolo, una volta "subentrata agli organismi nazionali nella supervisione di oltre cento istituti significativi" ha immediatamente imposto l'eliminazione, a tappe forzare e "a qualsiasi costo, degli Npl [cioè delle sofferenze, N.d.R.] dai bilanci bancari". Sebbene Bankitalia avesse "più volte evidenziato i danni prodotti ai bilanci bancari da tali dismissioni a tappe forzate e le sue perplessità sulla effettiva necessità di ridurre così in fretta gli Npl", non c'è stato nulla da fare: "la Signora Nouy è stata irremovibile: vendere tutto ed in fretta", anche in un Paese, come l'Italia, "investito dalla recessione più grave dal dopoguerra".
Nell'articolo di Liturri, per amor di chiarezza, si evidenzia anche chi abbia guadagnato da questa scelta, ma penso che sia chiaro già così. Semmai, può essere utile ricordare la riforma delle Banche di credito cooperativo voluta da Renzi, che consegna anche queste piccole realtà, mani e piedi, alla Vigilanza di Francoforte, e la controriforma della Lega che ha quanto meno ridotto, per quanto possibile, quest'ulteriore pericolo. Dunque il PD è colpevole anche per la situazione di Carige perché - da Monti a Gentiloni - ha concorso a scrivere (o quanto meno ha avallato) le regole che hanno portato a tutti i disastri bancari italiani: stretta fiscale (soprattutto sotto Monti) à crisi dell'immobiliare e aumento dei fallimenti à incremento esponenziale di incagli e sofferenze à nuove regole per la "pulizia" dei bilanci della Bce à ammanchi di capitale regolamentare à crisi (con annessa fuga dei correntisti) à intervento statale (burden sharing o bail-in).

Punto secondo.
Quando Renzi e Marattin, e dietro di loro le migliori menti del PD renziano (immediatamente riprese dal Sole24Ore, che come al solito si distingue per terzietà nel panorama dell'informazione), strepitano che il decreto del governo giallo-verde è uguale a quello di Gentiloni, dicono - come spesso accade, d'altronde - una cosa non del tutto vera (cioè: falsa).

Quanto meno allo stato attuale, nel caso di Carige il Ministero del Tesoro non versa un euro, ma si limita ad una garanzia per permettere alla banca di ritrovare liquidità, messa a dura prova dall'uscita di correntisti impauriti proprio dalle regole approvate, nel passato, dal PD, prima in Europa e poi in Italia.
burden sharing di Banca Etruria (Boschi bank) e delle Venete hanno bruciato i risparmi dei soci e degli obbligazionisti subordinati (mietendo anche vittime, in senso proprio, non figurato). Qui nessun obbligazionista subirà perdite, perché i subordinati sono in mano al Fondo Interbancario e - al contrario di quanto scrivono, per piacere di terrorismo (non si sa se antigovernativo o a fini di clickbait), giornaloni e siti "specializzati" - certamente non saranno intaccate le obbligazioni senior (o, al massimo, saranno oggetto di integrale rimborso secondo lo schema usato per l'upper Tier 2 di Mps in mano alla clientela retail).
Tre delle "quattro banche" sono state regalate, una volta ripulite, a UBI, mentre Intesa, per prendersi la parte sana di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, ha addirittura ricevuto una dote di qualche miliardo di Euro (qualche miliardo di Euro) di soldi pubblici e ampia manleva per eventuali cause intentate da creditori ed azionisti delle banche liquidate. Ricordiamo tutti la figura di palta del più volte citato Marattin, poi sbugiardato dall'Istituto europeo di statistica, che tentava di dimostrare che quei soldi non fossero "debito pubblico".

Al contrario, è presumibile che Carige non debba essere oggetto di ricapitalizzazione precauzionale (e, se lo fosse, sarebbe di nuovo per l'urgenza di cedere - prima di essere messa sul mercato - una somma importante di Npl a SGA). In questo caso, Di Maio è stato molto chiaro, nessun regalo ai banchieri che socializzano le perdite e privatizzano i profitti: la banca si nazionalizza.
Come Mps, direte voi.
Sì, come Mps. Che, tuttavia, resta certamente la peggior macchia sul curriculum di Padoan (sul curriculum di Renzi stendiamo pietoso velo). L'analisi della crisi (probabilmente irreversibile) in cui tuttora si dibatte il Monte dei Paschi non può prescindere dalla clamorosa inerzia del governo PD, durata addirittura un anno!, una volta che era divenuto chiaro a tutti cosa stava accadendo.
Mentre qualunque quisque de populo si accorgeva che l'aumento di capitale necessario alla banca non sarebbe andato in porto...


... e Renzi si dava alla manipolazione del mercato parlando di "banca risanata" e di "ottimo affare"...

...Padoan stava a guardare una fuoriuscita di liquidità calcolata dalla stessa Mps in circa 20 miliardi di euro in un anno. Un colpo da KO. Una storia italiana dal 1472, di cui gli ultimi dieci di immane sofferenza, giunge al termine.

Quando parlano i piddini, a vergognarsi, ormai, è solo la verità.

giovedì 9 febbraio 2017

Il decreto salva-Mps è legge

Dunque, in un post di qualche tempo fa ho parlato del D.L. 237 del 2016, noto anche come salva-banche (cioè salva-Mps). Qualche giorno fa il conte che presiede il Monti IV, al Senato, ha posto la fiducia al maxi-emendamento che ha riscritto la legge di conversione. La Camera stamattina si è accodata diligentemente.
In quel post sollevavo qualche dubbio sull'impianto del D.L., essenzialmente perché mi appariva troppo morbido (rispetto al principio del burden sharing imposto dalle autorità europee) nei confronti sia degli attuali azionisti (che beneficiavano di un prezzo di emissione delle nuove azioni fortemente sopravvalutato rispetto a quanto ci si sarebbe potuti attendere in caso di "soluzione di mercato") sia degli obbligazionisti subordinati (cui veniva riconosciuta la conversione dei bond in base al loro valore nominale, o con un haircut piuttosto ridotto). Inoltre, il meccanismo di indennizzo degli obbligazionisti subordinati retail - cui fu collocato un upper Tier 2 di 2 miliardi di Euro (connivente Banca d'Italia) per reperire risorse volte all'acquisto di Antonveneta - mi appariva confuso, oltre che estremamente di favore.
Il testo finale (di cui per carità di Patria tralascio le disposizioni in materia di "educazione finanziaria", che hanno sostituito l'altra importantissima norma relativa a non so che gara golfistica) non risolve questi dubbi, anche se interviene su alcune questioni.

I. Il prezzo di emissione delle "nuove azioni"

Il precedente art. 18, c. 4, disponeva che il "valore-base" da cui partire per la determinazione dei prezzi delle nuove azioni (distinti per i titoli di obbligazioni subordinate oggetto di conversione e per il Tesoro) fosse determinato: (i) per le banche non quotate, sulla base di una perizia giurata di stima; (ii) per le quotate, come media delle chiusure delle ultime trenta sedute di borsa.
Opportunamente, il maxi-emendamento fissa dei criteri cui il perito deve attenersi nella propria relazione di stima (consistenza patrimoniale della società, prospettiva reddituale e multipli di mercato applicabili a quotate analoghe, ma anche eventuali perdite rivenienti da probabili operazioni straordinarie), la quale - inoltre - diviene rilevante anche per le quotate laddove restituisca un valore inferiore a quello determinato come media dei corsi di borsistici e le azioni di tali quotate siano state sospese dalla contrattazione (come Mps) per almeno 15 giorni.
Ma, soprattutto, quello che cambia è l'Allegato tecnico.
La formula per la determinazione del prezzo di emissione delle nuove azioni da attribuire agli obbligazionisti non è cambiata, ma è stata modificata la determinazione di alcune variabili fondamentali. In particolare, per quello che riguarda Mps, mentre il vecchio allegato avrebbe restituito un prezzo di emissione delle nuove azioni uguali al prezzo medio di borsa dell'ultimo mese delle vecchie (cioè una ventina di Euro), col nuovo si può pensare ad un possibile valore compreso tra gli 8 e i 10 Euro.
Addirittura, sempre in relazione al caso-Mps e per quanto riguarda il Tesoro, lo sconto - da nullo - è fatto pari al 62,5% (tra 6  e 8 Euro?).
Due considerazioni.
La prima: cosa comporta questa modifica? Che gli obbligazionisti sono (ulteriormente) avvantaggiati e che i "vecchi" azionisti saranno completamente spazzati via (la riduzione delle quote potrebbe attestarsi, se ho fatto i conti correttamente, attorno all'80%). D'altronde, negli ultimi anni, Mps ha una lunga e ingloriosa tradizione di aumenti iper-diluitivi. Stavolta - visto che entra in forze lo Stato - non ci sarà neppure bisogno che Consob accenda un faro.
La seconda (ultima ma non da ultima, diciamo). Ma è normale, dico, è normale, che si modifichi la più intima sostanza del decreto, cioè il valore delle nuove azioni Mps, semplicemente riscrivendo nottetempo alcuni parametri di una formuletta in un allegato, senza alcuna spiegazione tecnica negli atti parlamentari, senza un vero dibattito in materia, senza un confronto con l'opinione pubblica. Ma cosa siamo diventati, in questo Paese?

II. Dove è il burden sharing?

Prendiamo il caso del possessore di lower Tier 2 emesso a suo tempo da Antonveneta, convertito in azioni sulla base del suo valore nominale. Il possessore che lo avesse voluto tenerlo fino a scadenza confidava sulla restituzione proprio di quel nominale, in denaro. Ora si trova nella situazione di ricevere altrettanto in azioni a un prezzo unitario molto basso, così da poter sperare (?)  in un sia pur limitato up-side, o quanto meno in una perdita molto limitata.
Dove sarebbe, in questo caso, il burden sharing?
Prendiamo invece il caso di uno che, di recente, ha comprato l'upper Tier 2 collocato al retail nel 2008 per l'acquisto di Antonveneta. L'ha pagato 60. Ora, se non richiede la conversione in obbligazioni senior (il maxi-emendamento ha introdotto una clausola anti-speculazione in questo senso nel testo definitivo della legge), può tranquillamente ricevere azioni pari al nominale del titolo, confidando in una svalutazione delle stesse inferiore al 40%.
Dove sarebbe, in questo caso, il burden sharing?
La spiegazione che verrà data di questa  decisione di "favorire", sulla carta, gli obbligazionisti subordinati, sarà basata sul principio secondo cui gli obbligazionisti non devono ricevere, su base prognostica, un trattamento deteriore rispetto a quello di cui godrebbero in caso di risoluzione della banca. Ma le possibili spiegazioni "vere" mi sembrano altre.
La prima è, semplicemente, che forse a giugno si vota.
La seconda, più maliziosa, è invece che, forse, il governo sa qualcosa che noi non sappiamo e che, dunque, il burden sharing è implicito nel fatto stesso di detenere azioni Mps. I risultati preliminari di bilancio del Monte vanno, purtroppo, in questa direzione (v. sotto, alla fine del post): da un lato il CET1 è inferiore ai requisiti di vigilanza, sicché il prossimo aumento avrà come fine la ricostituzione di tale parametro; dall'altro lato, restano ancora da piazzare 20 miliardi di sofferenze, che provocheranno una nuova maxi-perdita alla Banca, nonché - si immagina - un nuovo Aumento di Capitale (e tanti saluti ai nuovi/vecchi azionisti).
Ugualmente, va proprio in questa direzione l'altra inquietante suggestione apparsa sui giornali la scorsa settimana, e che di giorno in giorno si fa sempre più incombente, fino quasi a sfiorare la certezza, che cioè Mps possa essere oggetto di delisting. In quest'ultimo caso, evidentemente, le azioni attribuite agli obbligazionisti subordinati - indipendentemente dal loro valore teorico - sarebbero liquidabili con molta maggiore difficoltà e incertezza.

II. Caos rimborsi

A parte la clausola anti-speculazione cui ho fatto breve cenno sopra, l'art. 19, c. 2, D.L. 237 non è stato modificato. Restano dunque tutti i dubbi interpretativi espressi nel precedente post. Che, anzi, sono aggravati dall'introduzione della lett. a-bis): "gli strumenti oggetto di conversione [cioè di sostituzione con obbligazioni senior, devono essere] stati sottoscritti o acquistati prima del 1° gennaio 2016; in caso di acquisto a titolo gratuito si fa riferimento al momento in cui lo strumento è stato acquistato dal dante causa".
Ad essere indennizzati saranno dunque gli obbligazionisti subordinati divenuti nuovi azionisti, purché persone fisiche che agiscono in veste di clienti non professionali, che hanno acquistato i titoli prima del 1° gennaio 2016  li hanno ricevuti a titolo gratuito da danti causa che hanno acquistati i medesimi titoli prima della suddetta data.
Molto brevemente.
1. La data ultima di acquisto dei titoli rimborsabili è quella di entrata in vigore del regime del bail-in, dunque diversa - senza motivo apparente - da quella prevista dal D.L. 59 del 2016 per gli obbligazionisti delle "4 banche risolte" (12 giugno 2014, data di pubblicazione in G.U.C.E. della Direttiva BRRD). Non solo: quegli obbligazionisti sono rimborsati soltanto a determinati condizioni di reddito, mentre nel caso Mps la conversione vale per il pensionato come per il nababbo. Sono, queste, discriminazioni che non si possono assolutamente spiegare col diverso status degli Istituti coinvolti (i primi in fallimento, Mps in ricapitalizzazione preventiva). Se vendere un certo prodotto al retail è una truffa, lo è sempre e per intero.
2. Ad essere rimborsati sono soltanto coloro che hanno sottoscritto o acquistato i titoli prima di inizio 2016. Può essere giusto, nel senso che chi li ha comprati dopo, spesso con forte sconto, aveva un intesto speculativo che non può essere indennizzato dallo Stato. Però mi pare che non si tenga conto della controparte di questi presunti raider, di chi cioè - razionalmente, in assenza di un intervento statale avvenuto troppo tardi - ha (s)venduto a prezzi di saldo, nel corso di quest'anno, proprio quelle obbligazioni che ora darebbero diritto a un rimborso. Queste persone hanno subito una perdita; non considerandole, lo Stato - in buona sostanza - consegue un illegittimo guadagno.
3. I rimborsati avranno diritto a "obbligazioni...[con] durata comparabile alla vita residua degli strumenti... oggetto di conversione [in azioni]e rendimento in linea con quello delle obbligazioni non subordinate emesse dall'Emittente aventi analoghe caratteristiche rilevato sul mercato secondario...". In pratica, è possibile che ai rimborsati sia dato un titolo con medesima scadenza 2018 dell'upper Tier 2 convertito, garanzia dello Stato e tasso non molto inferiore (causa peggioramento, rispetto a 10 anni fa, del merito creditizio di Mps). Va bene il rimborso, ma anche in questo caso il confronto con Banca Etruria & c. appare troppo sbilanciato.

* * * * * 

Detto tutto questo, ritorno sulla questione del futuro delle azioni rivenienti dal burden sharing, cioè - in sostanza - dal futuro di Mps.
I risultati presentati stasera sono agghiaccianti.
Margine di interesse strutturalmente in calo di oltre il 10% (i tassi sono a zero, i depositi si riducono a vista d'occhio), 4 miliardi e mezzo di Euro di rettifiche (Mps è sotto ispezione, per cui ha dovuto suo malgrado utilizzare con particolare attenzione le nuove linee guida della BCE...), l'impossibilità di iscrivere le DTA sulla perdita fiscale per un importo di 861 milioni di Euro cui si aggiunge la parziale svalutazione delle DTA relative alle perdite fiscali pregresse per 276 milioni di Euro (tradotto: siamo talmente sicuri di non fare utili in futuro, che neppure iscriviamo la perdita di quest'anno, visto che non avremo, in futuro, risultati positivi da cui dedurla ai fini del pagamento delle imposte). Il tutto coronato da un risultato di esercizio negativo per quasi 3 miliardi e 300 milioni di Euro. Amen.
Va bene, si dirà. Hanno pulito, ora, si riparte.
No.
Quello è Unicredit.
Qui c'è ancora da pulire tutto.
L’esposizione dei crediti deteriorati lordi del Gruppo al 31 dicembre 2016 è infatti ancora pari a quasi 46 miliardi di Euro (soltanto un miliardo e mezzo in meno rispetto al 2015), quella netta a oltre 20 miliardi di euro (4 miliardi di Euro in meno da inizio anno, ma comunque una cifra ancora paurosa per le sorti della banca).
Il Tesoro entrerà in forze in Mps. Ma se Mps non trova un modo - se il governo non trova un modo - di liberarsi di questa massa di crediti marci, tra un anno o due saremo di nuovo a "punto e a capo". Un po' di tempo c'è. Però è poco.
Speriamo che, ancora una volta, una grande azienda e migliaia di lavoratori e cittadini non debbano vedere i propri legittimi interessi pregiudicati per meschini interessi di bottega derivanti dall'ennesima campagna elettorale.

giovedì 11 febbraio 2016