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giovedì 11 luglio 2019

Archeologia della distopia - contestualizzare Bibbiano

I. NON SI TRATTA DI SOLDI. MA DI CONTROLLO

Non è una questione di soldi. Non lo è mai stata. Qui si tratta di un preciso programma di nichilismo sociale, volto alla destrutturazione della famiglia e, in ultima analisi, del contesto culturale su cui si regge la civiltà europea, di cui la famiglia rappresenta la cellula fondamentale e il luogo della trasmissione dei valori.

Tutto si tiene e tutto si spiega, se analizzato in quest'ottica.

Si comprendono gli orrori di Bibbiano (che pare rappresentare, peraltro, la punta di un ben più ampio ed inquietante iceberg, come ha ricordato di recente Selvaggia Lucarelli), dove psicologi, assistenti sociali e giudici hanno piegato la loro professione e la legge ad un preciso programma ideologico - quello di preferire qualsiasi contesto di crescita, anche il più malato, rispetto alla famiglia di origine dei minori coinvolti - tanto da far scrivere a Di Remigio che "la tendenza a universalizzare l’eccezione [cioè la famiglia patologicamente disfunzionale] può fare delle scienze umane uno strumento di destabilizzazione a disposizione non solo di chi ha interesse alle novità ma anche di chi è attratto dal caos, a volte senza piena intelligenza che la sua realtà effettiva è la violenza sconfinata e impunita sul più debole".
Siamo nelle immediate vicinanze ideologiche del Forteto (le cui vicende sono ben ricordate negli articoli del Covile), il cui "progetto si caratterizza subito per la proposta dell'abolizione della famiglia basata sull'unione stabile tra un uomo e una donna [considerata poco più di una bestia, o di una prostituta], in nome di un'idea totalizzante di comunità improntata sulla pratica omosessuale" (come mezzo di unione e purificazione nel quadro di atti in sé e per sé non generativi). Sono molte le testimonianze di ragazzi affidati alla struttura che ricordano come i responsabili facessero in modo di eliminare qualsiasi contatto tra gentori e figli, cui facevano credere di essere stati abbandonati nel più completo disinteresse. Le stesse coppie affidatarie erano assai spesso composte da estranei privi di legami affettivi fra di loro.

Si comprendono le battaglie di certi medici mediatici, relative ai sempre più stringenti ed asfissianti obblighi vaccinali, i quali - a guardare la questione più da lontano - sembrano concepiti non per incrementare le coperture (come pure si dice), ma proprio - all'opposto - per disgustare e impaurire i genitori previo travolgimento della fiducia nella professione sanitaria, onde avere un'ultriore occasione di repressione.

Dopo due anni, la situazione è ulteriormente peggiorata. L'attacco non è più solo agli indigenti e/o ai dissidenti, bensì - sia pure per passi successivi - nei confronti di tutti e di chiunque, salva l'adesione più o meno convinta a questa distopica inversione valoriale.
D'altronde, quello che non si osa per via legislativa - la Legge Cirinnà insegna - lo si ottiene per via giurisprudenziale.



E poi c'è l'immigrazione. Tanto amata dai globalisti non per amore degli ultimi - come un'omelia sì e l'altra pure tenta di far credere Papa Bergoglio, tutto tronfio per essere riuscito a trasformare la Chiesa in una ONG di frontiera, e nemmeno la migliore - bensì perché rappresenta il miglior grimaldello per l'annacquamento delle radici culturali, ideali, sociali, religiose dei popoli. Il tutto anche grazie alla scuola, che non insegna, ma indottrina, sottraendo de facto qualsiasi diritto educativo alle famiglie, prese - come nella questione degli obblighi vaccinali - nella morsa ferrea della necessità pseudoscientifica.
"Le cricche globaliste che con il consenso del capitalismo avido di lavoro a basso costo sognano di attrarre in Europa milioni di africani e di crearvi una società multietnica hanno potuto contare anche su una collaborazione volenterosa della scienza dell’educazione, che si è impegnata nell’ideare la scuola veramente inclusiva. Anziché istituzione che media tra famiglia e società attraverso l’istruzione, la scuola inclusiva è un asilo infantile in cui, svanita l’istruzione, cioè l’acquisizione di conoscenze e abilità intellettuali, si impartisce un’educazione contro gli stereotipi, ossia un indottrinamento nichilista. Vi si è diffuso quindi il costume di affidare una pluralità di educazioni, all'affettività, all'accoglienza, alla legalità, quella stradale, quella sessuale… a esperti diversi dagli insegnanti, come se l’educazione del fanciullo nella sua pregnanza etica non fosse competenza della famiglia, come se nel campo dell’etica fosse decisivo, e nel caso dell’educazione sessuale esistesse, l’esperto", scrive ancora Di Remigio.
Aggiunge - nella stessa ottica - il Covile: "strappando gli individui dalla loro storia personale (familiare, etnica, sociale, e per forza di cose, aggiungo, anche dall’identità sessuale data alla nascita), non si formano soggetti liberi ma soggetti senza identità, pagine bianche su cui poter scrivere qualsiasi cosa, massimamente manipolabili dalle mode del momento o dai capricci dei falsi profeti" (o dei falsi esperti).
L'acme di questa perversione scolastica è rappresentata dalla c.d. "educazione sessuale" (qui, per chi dovesse prepararsi un canarino ma non ha i limoni in casa, le linee guida OMS), cioè dal tentativo di sessualizzazione precoce dei bambini (ancor più deleteria quando si mescola alle delieranti teorie gender). Non sarà un caso se autori così distanti come De Sade e Huxley indicano nella sessualizzazione di ogni aspetto della vita e nella pornografia un potentissimo mezzo di controllo di massa.

Bibbiano/Forteto-obbligo vaccinale-immigrazione-scuola. Ma anche: femminismo estremista, teoria del gender, unioni omosessuali e relativi problemi in materia di adozione. Minimo comune denominatore: sradicamento dei minori dalle famiglie di origine, reificazione dei corpi (soprattutto quelli dei più piccoli), sostituzione dell'educazione parentale con l'indottrinamento nichilista imposto dallo Stato (o da una parte di Stato).

II. COME SIAMO GIUNTI A QUESTO? ARCHEOLOGIA DELLA DISTOPIA

Come siamo giunti a questo? Tramite secoli di concezioni errate, quando non demoniache, di Dio e dell'uomo (o, se vogliamo, della realtà), concezioni che, pur con qualche semplificazione, possiamo definire gnostiche. Questo fa di Bibbiano - o del Forteto - temi inquietanti da indagare, non qualche amministratore implicato nelle vicende.
Sì, perché - nonostante le continue sconfitte - lo gnosticismo ha continuato a vivere dentro e fuori la Chiesa, grazie al suo carattere proteiforme e sfuggente, mal classificabile, che lega insieme con un unico filo diabolico marcioniti e docetisti, catari e luterani, fino all'eresia collettore di tutte le eresie, il modernismo.
Nello gnosticismo, che è tutt'uno col peccato originale, "si pone la salvezza dell’uomo nelle mani dell’uomo, che si salverebbe conoscendo qualcosa o facendo qualcosa. Il peccato originale è l’archetipo di ogni Gnosticismo. Il progressismo, il positivismo... sono forme di gnosi, come anche la teoria del gender e il trans-umanesimo". In questo quadro, "la materia è male. Anche la creazione e la procreazione umana sono quindi dei mali. La Gnosi... celebra la sessualità sterile e quindi il rapporto omosessuale..." (qui). .
Il modernismo riprende la gnosi nella pretesa dell'uomo di salvarsi da solo, facendosi misura di ogni cosa, anche di Dio: “la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve con lui, con lui per lui... La fede non è [più] l’adesione dell’intelligenza ad una verità rivelata da Dio, ma una esigenza religiosa che si sprigiona dall’oscuro fondo (subcoscienza) dell’anima umana. Le rappresentazioni della realtà divina si riducono a 'simboli', la cui 'formula intellettuale' muta a secondo della 'esperienza interiore' del credente. Le formule del dogma, per i modernisti, non contengono verità assolute: esse sono immagini della verità che devono adattarsi al sentimento religioso... Per san Pio X, 'di fatto l’immanenza dei modernisti vuole e ammette che ogni fenomeno di coscienza nasce dall’uomo in quanto uomo. Dunque di legittima conseguenza deduciamo che Dio e l’uomo sono la stessa cosa: e perciò il panteismo'" (qui).
Questo rovesciamento di prospettiva  non poteva che avere enorme successo, sposandosi perfettamente con l'iperliberismo globalizzatore ed il malthusianesimo in salsa verde che hanno conquistato tutti i principali attori politici: "la denatalità programmata politicamente, l’impegno concorde degli organismi internazionali per la crescita zero o sotto zero; la convergenza dei grandi centri di capitale, delle Corti internazionali di giustizia e dei poteri politici transnazionali nell’imporre l’aborto come diritto, la sterilizzazione, la distruzione degli embrioni umani; la programmazione della sostituzione di interi popoli mediante l’immigrazione; il proposito di superare le religioni confessionali per approdare ad un’unica religione mondiale di tipo sincretistico o genericamente umanistico secondo il progetto massonico; la persecuzione del cristianesimo e specialmente del cattolicesimo stretto nell’angolo tra rivendicazione della propria identità e sottomissione al mondo… sono aspetti macroscopici e planetari della gnosi contemporanea...".
Colpisce in effetti vedere McDonald's o Coca Cola imbastire enormi campagne pubblicitarie pro-GLBT che non sono certamente volte a vendere qualche panino o bottiglia in più: evidentemente, il prodotto che si vuole vendere è proprio l'ideologia gay (che è altra cosa - lo dico per gli imbecilli che fossero arrivati fino a qui nella lettura - dall'omosessualità). Il campanello di allarme ha suonato ancora più forte, quando ho letto della rescissione del contratto fra Nivea e la propria agenzia pubblicitaria (la quale, fino a prova contraria, dovrebbe essere a servizio del cliente).

Il successo del Forteto, o di Bibbiano, o del gender nelle scuole, o del matrimonio omosessuale, è tutto qui: abolizione degli ancestrali legami familiari a favore dell'atomizzazione della società, al fine di rendere gli individui da un lato capitale umano completamente flessibile (anche nello spazio), dall'altro consumatori suggestionabili, cui è possibile vendere qualsiasi prodotto se solo se ne creano i presupposti psichici.
In quest'ottica, la recente esplosione indotta dell'interesse per il calcio femminile andrebbe studiata attentamente, non solo dagli esperti di marketing.

III. II. CONCILIO

Resta dunque da stabilire un ultimo legame. Come ha potuto l'eresia modernista ritrovarsi, dopo in secolo e un paio di scomuniche, vincitore sul campo in una società secolarizzato e sostanzialmente atea come la nostra? Ha potuto, perché - oltre ad allearsi con le esigenze del mondo, come abbiamo visto sopra - è penetrata nei gangli vitali della Chiesa, cambiandola radicalmente dall'interno.
Errore, micidiale del Concilio Vaticano II e, soprattutto, dei commenti ad esso di Paolo VI.
Il 7 dicembre del 1965, Papa Montini giunge a proclamare: "la religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto... Una simpatia immensa verso ogni uomo ha pervaso tutto il Concilio. Dategli merito almeno in questo, voi umanisti moderni, che rifiutate le verità, le quali trascendono la natura delle cose terrestri, e riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo". Cinque righe che mostrano un'intima natura conciliare gnostica, antropocentrica e panteistica: chi legga (non certamente la Lumen Gentium, ma di sicuro) la Gaudium et Spes se ne renderà conto.
In questo humus culturale si sviluppa la deleteria corrente del cattolicesimo progressista, quella che lega Barbiana al Forteto, il Forteto a Padre Balducci (sodale di La Pira e del suo gruppo) e al dott. Meucci (giudice minorile, discepolo di don Milani), Barbiana - mediatamente - e il Forteto - immediatamente - a Bibbiano. Claudio Foti e Federica Anghinolfi sono due delinquenti e così Rodolfo Fiesoli, ma si fanno scudo di teorie, di atteggiamenti mentali, anche di idiosincrasie che hanno la loro origine in quel certo tipo di cattolicesimo progressista in generale e nella eleborazione pedagogica di don Milano in particolare. Rileggere oggi "Lettera a una professoressa", col suo carico di classismo alla rovescia, di strampalate idee sociologiche e pedagogiche per cui i ragazzi del popolo non devono essere istruiti ma solo indottrinati, con le sue recriminazioni, la violenza - non solo verbale - anche gratuita.
"Don Milani si è salvato, e con lui i suoi allievi, grazie alla sua fede ed al suo rigore etico, e gli va riconosciuto oltre quelle che furono le sue idee. Non cosí andò, non tanti anni dopo, agli sfortunati ragazzi del Forteto. Non si tratta di far discendere un caso dall’altro secondo una concatenazione di causa effetto, ma non si possono non sottolineare le contiguità: d’ambiente culturale, di concezioni antifamiliari, di personaggi gravitanti in quelle aree, dei luoghi fisici delle due esperienze, entrambe da Calenzano al Mugello...  La lettera a Giorgio Pecorini [«chi potrà mai amare i ragazzi fino
all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?»] mette però in evidenza che esiste analogia anche fra le personalità di don Lorenzo Milani e Rodolfo Fiesoli: entrambi carismatici, entrambi capi assoluti delle comunità giovanili che avevano fondato e promosso, entrambi estremamente severi verso i loro allievi o assistiti, entrambi scarsamente attenti, quando non ostili, al femminile, entrambi mossi da pulsioni omosessuali ancorché non agite da parte dell’uno e invece sfociate in violenze imperdonabili da parte dell’altro...".

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